Tag Archives: Milano 2011

2011 in review // Top5 dei video più visti targati Burning Nights!


Un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno seguito le serate di Giack su Burning Nights!
Giack spera soltanto che il 2012 sia più bello del 2011, un felice augurio di Buon anno a tutti!

Aggiungo, la Top 5 dei video più visti sul canale Burning Night (tra quelli realitivi al blog):

Numero 5, con 885 visualizzazioni, intervista con i bellissimi Be Forest, per questo Blog sono la rivelazione dell’anno:

Numero 4, con 882 visualizzazioni gli Smart Cops, per un caso sfortunato non sono riuscito a riprenderli con la camera HD, spero ci saranno altre occasioni, sono una bomba energetica! Un’altra rivelazione.. Enjoy:

Numero 3, con 907 visualizzazioni l’inedito dei Fine Before You Came, una delle band con i fan più scatenati e fedeli (se fosse una top 10 vedreste altri due loro video), spero di rivederli live presto! E spero si muovano a tirar fuori il nuovo disco:

Numero 2, sono di nuovo i Be Forest, con 1614 visualizzazioni, si confermano la rivelzione dell’anno. Alzate il volume prima di dare il play, questi tre ragazzi sono seguiti molto anche dall’estero.. ;-):

Numero 1, con 2734 visualizzazione, il Re di quest’anno per Burning Nights! si conferma Vasco Brondi, Le Luci della Centrale Elettrica, che brilla con Anidride Carbonica… mi spiace non abbia voluto fare due chiacchiere in una Black Interview, ma quello che probabimente é il miglior cantautore italiano di oggi domina incontrastato sul canale youtube di Burning Nights! Enjoy:

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2011 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

A New York City subway train holds 1,200 people. This blog was viewed about 5,200 times in 2011. If it were a NYC subway train, it would take about 4 trips to carry that many people.

Click here to see the complete report.

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Gianmaria Testa: Dal Verme con furore.


Gianmaria Testa

Gianmaria Testa

Martedi 13 dicembre 2011,

Un amico che ci lavora, mi telefona alle h. 19:00 per dirmi che due ore dopo al Teatro Dal Verme suona Gianmaria Testa.. arrivo per il rotto della cuffia, ingresso 20 euri, é un po’ caro, però é anche uno di quegli artisti che non passano spesso dai circoli ARCI.. considerato che l’ho visto gratis altre volte ho pensato che ci può stare.. alla fine é uno dei migliori cantautori italiani.
Durante il live mi rendo conto che devo aver perso uno o due degli ultimi album, infatti fa molte canzoni che non ho mai sentito, probabilmente in larga parte dal suo ultimo disco.

Non sono niente male, mi piace molto il suo modo di raccontare storie e ritratti di persone, il suo delineare un’espressione o un paesaggio con le parole é vivido, e sembra portarti esattamente dove vuole.


A distinguere maggiormente i brani più vecchi, rispetto a quelli nuovi, é però il taglio musicale, compaiono stumenti elettrici, un po’ inusuali rispetto ai trascorsi a cui il cantautore di Cuneo mi/ci aveva abituati nei dischi e tour precedenti.

Gianmaria Testa

Gianmaria Testa

Personalmente sono stato favorevolmente colpito da questo progresso tecnologico, mi piaceva prima quand’era un cantautore chitarra e voce, mi é piaciuto quando l’ho sentito un cantatuore dagli arrangiamenti più jazzistici, mi piace ora, più elettrico, perché sono convinto che abbia avuto l’intelligenza di far evolvere il proprio repertorio in funzione dell’evoluzione tecnologica/musicale, e viceversa, ottenendo così risultati più omogenei tra loro.


Immancabili alcuni pezzi storici, non ultimo Polvere di Gesso, brano con cui l’ho conosciuto, qualche anno fa, sempre splendente nella scaletta dei migliori concerti.
Una nota di merito va anche ai musicisti che lo hanno accompagnato sul palco, decisamente bravi.
Il pubblico é entusiasta tanto che alla fine non vuole lasciarlo andare via e, oltre al quasi ordinario bis, accompagnato da tutta la band, viene richiamato ulteriormente on stage per un secondo bis.. il concerto chiude definitivamente con un brano perfetto per salutare il pubblico: Dentro la tasca di un qualunque mattino, che lo stesso Gianmaria Testa definisce appropriatamente “una canzone di tenerezza”.


Gianmaria Testa

Gianmaria Testa

E’ stato un concerto soddisfacente sotto molti punti di vista: un cantautore si evolve senza il timore di abbandonare vecchi dogmi di genere, i nuovi brani sono forti, non hanno paura di graffiare, non hanno paura di esser crudi, se serve cattivi, ne tanto meno si fanno problemi ad alludere al presente. Mi piace.
A fine live provo ad aspettarlo un po’ che esca, ma non sembra interessato ad uscire.. un po’ mi spiace ma é anche vero che non lo aspetto con troppa insistenza.. il giorno dopo mi devo alzare presto e ho paura di perdere gli ultimi mezzi per tornare a casa.. mi avvio comunque soddisfatto. Good Night World.


NdR: Posso già annunciare che il prossimo post sarà sulla bellissima Estragon Lab Night di giovedì al Magnolia, con Three In One Gentleman Suit, The R’s e Low Frequency Club… Big Burn Night!


Kaki “fuckin’ Genius” King: Foggy Italian Shoes


Domenica 04 dicembre 2011

Le informazioni su questo evento sono contrastanti, facebook e sito del locale dicono cose diverse.. decido di fidarmi del sito del locale.. apertura porte alle 22:00.. alle 21:40 io e Dabol-G siamo in coda davanti all’ingresso. Sono quasi due anni che non la vedo live, sebbene l’estate scorsa sia passata più volte in questa zona, e non vedo l’ora di ri-vederla.

Kaki King Unplugged Live

Kaki King Acoustic Live

é una settimana che tengo da parte la t-shirt presa all’ultimo suo live, la voglio indossare in prima fila. Il Bloom é lontanissimo per me ma ho prenotato la macchina da un mese, così come i biglietti già pagati: 10 euro + 1 di prevendita. Adoro questa Dea della chitarra, e da qui cercherò evitare di scrivere il resto dell’articolo come una scolaretta al suo primo appuntamento.

Una volta entrati per prima cosa beviamo qualcosa: un caffé (1.00€), una birra media (5€, ma sono meno di 40cl), una cola alla spina (2,50€); quindi entriamo in sala.. li la prima sorpresa spiacevole: ci sono sedie e tavolini.. vero che il concerto é acustico, ma avrei preferito sentirla in piedi stipato sottopalco.. riesco per fortuna ad accalappiare due posti nella prima fila di tavoli, anche abbastanza centrali.. quindi aspettiamo.

Kaki King sale sul palco alle 23:00 circa, nel tavolo vicino a noi un tizio é molto scazzato per l’attesa e lo manifesta apertamente.. a me é sembrata puntualissima. Kaki saluta il pubblico ed inizia il live.
Ci vuole qualche brano perché si scaldi a dovere, dopo di che tutti i pezzi filano lisci.


Questa versione da solo acustico le permette di ritornare su brani tratti dai primi 3 dischi, a me dispiace un po’ non ci sia la Lap steel guitar sul sul palco, ma quello che tira fuori dagli altri strumenti compensa adeguatamente quest’assenza.

Kaki King Acoustic Live

Kaki King Unplugged Live

Junior é stato un album estremamente pop, bello ma poco collocabile nell’evoluzione mostrata nei dischi precedenti, questo ritorno acustico probabilmente serve a rimarcare che, l’animo che l’ha sempre contraddistinta da altri autori, é ancora vivo e forte.. ci piace.
Oggi la vedo parlare più del solito dal palco.. non so ho l’impressione sia un pelo più fredda ma probabilmente é semplicemente in una giornata non al 100%. é umana anche leri dopo tutto, e praticamente ha una data al giorno.
Ad un certo punto rende omaggio ad un altro grande chitarrista, Andrew York, interpretando un suo componimento.


Con l’avanzare del concerto la vedo più rilassata la performance ne guadagna. Quattro fari posti alle sue spalle sono costantemente puntati sulle prime file dritti negli occhi di chi assiste al live..

Kaki King Acoustic Live

Kaki King Unplugged Live

Kaki intercede per i propri fan rendendosi conto della cosa e chiede di puntarli altrove. Sarà pure una cazzata ma dalle prime file, in cui io e Dabol-G ci troviamo, la cosa é assai apprezzata.
Sul palco ha una specie di scatola ritmica che aziona con i piedi, e tre chitarre che alterna.. l’immancabile ovation (che ad un tratto del live sembra avere qualche problema di amplificazione), un’altra chitarra classica (amplificata) dall’aria abbastanza vintage con 7 corde e un piccola 12 corde acustica, che presenta in italiano. é con questa piccola 12 corde che ci fa sentire un nuovo brano che probabilmente finirà nel prossimo disco (previsto per l’anno prossimo).


é un brano dalle sonorità un po’ irlandesi, tanto che Kaki stessa fatica a capire come le sia uscito.. lei da la colpa alla chitarra.. ma il pezzo secondo me é ottimo, sembra fatto perfetto per la colonna sonora di un film o di una Serie TV con le palle (in Boardwalk Empire starebbe da dio, ma anche in un film di Johnnie To la sentirei benissimo).

Kaki King Acoustic Live

Kaki King Unplugged Live

Nel suo incalzare e nella sua brevità va dritto all cuore e lo porta a battere più velocemente, é una botta adrenalinica; nella sua natura acustica invece riporta la ricerca musicale ai primi dischi, sottolineando ulteriormente che ancora, pure su quella strada già battuta, non é stato detto tutto quello che si poteva dire. E lei vi é tornata per dirlo. Forte e chiaro.
Nel corso del concerto fortunatamente Kaki da spazio anche a tanti pezzi del suo repertorio meno spettacolari, meno “appariscenti”. Personalmente non posso che esserle grato per questo: sentilri live acquistano il senso che magari può sfuggire dall’ascolto del disco.. l’interpretazione diventa più diretta e si capisce meglio il senso che ha portato tale pezzo in un determinato disco, pur nella consapevolezza che sarebbe stato meno ascoltato di altri.


A fine concerto esce a fare due chiacchiere/foto con i fan.. di solito si mette al banco dei dischi, ma a questo giro non c’é nessun banco dei dischi. Provo a chiederle se mi rilascia una Black Interview, ma rifiuta garbatamente dandomi l’e-mail del suo ufficio stampa (non presente credo)..

Kaki King Acoustic Live

Kaki King Unplugged Live

il tutto mi fa pensare che sia un tour più intimo, anche rispetto all’etichetta discografica.. Un po’ mi dispiace per la mancata intervista, avrei avuto davvero qualche domanda da farle (essendo due anni abbondanti che consumo i suoi dischi), ma é giusto rispettare la sua scelta. Facciamo una foto insieme, la metto di fianco a quella scattata al tour precedente.. vorrei farle autografare due dei dischi ma ho dimenticato il pennarello.. sarà per il prossimo live, ne é appena finito uno e già non vedo l’ora di sentirne un’altro.

Mi scuso per essermi dilungato un po’ ma sono pochi gli artisti che mi smuovono quanto Kaki King.. sulla pagina facebook di Burning Nights! trovate un paio di altri video che qui non sapevo dove mettere.. Enjoy 😉


Slam X – Revolutionary Night


sabato 26 novembre 2011

riesco a liberarmi di un tot di impegni solo in tarda serata, arrivo al Cox che sono circa le 23:30 non so bene cosa aspettarmi, appena arrivato pago l’ingresso, 5 euro ed entro.

Manupuma

Manupuma

In atto ci sono un tot di Reading (letture), c’é un casino di gente, i readin all’esterno si sentono poco, all’interno c’é troppa gente per riuscire a fermacisi. Incontro casualmente un vecchio amico di Videozone, ci facciamo quattro chiacchiere.

Provo a seguire qualche reading ma nessuno riesce a conquistare la mia attenzione per più di un paio di minuti.. c’é modo e modo di fare reading: leggendo ed interpretando.. la grande maggioranza, questa sera, legge.. pochi interpretano ma non sufficientemente bene da tenermi attento… magari ho perso i migliori ad inizio serata.
Il tema della serata é la rivoluzione, intesa in molti modi, fondamentalmente sociale e culturale.

Purtroppo il registratore che uso solitamente anche oggi fa un po’ di bizze.. quindi l’audio dei video relativi a questa serata sono più scarsi di quelli che riesco ad ottenere normalmente. Sorry.


Molti artisti hanno già suonato nelle ore precedenti e li ho persi, la prima artista che riesco a sentire é Manupuma, non la conoscevo ma ha una bella voce, mi piace, ad accompagnarla, tra altri, Roberto Dell’Era ex bassista degli Afterhours.

Manupuma feat Dell'Era

Manupuma feat Dell'Era


Manupuma, Roberto Dell’Era, ed é amore e rivoluzione sul palco del conchetta.

Dopo di loro sul palco resta solo Dell’Era, con lui dovrebbe esserci anche Xabier Iriondo, ma purtroppo ha dovuto dare buca, causa problemi di salute.
Dell’Era tuttavia non vuole restare solo sul palco, ed accende un registratore che in loop manda la voce di Pier Paolo Pasolini che in poche parole riepiloga l’Anarchia del Potere.. il loop gira più volte prima che Dell’Era inizi il live, e continua poi come sottofondo di Le Parole (rivoglio il mio disordine), uno dei migliori pezzi, secondo me, dell’album solista: Colonna Sonora Originale.


Roberto Dell'Era

Roberto Dell'Era

Nei suoni e nelle strutture si sente forte il trascorso Afterhours, tuttavia é altrettanto chiaro il carattere personale del cantautore, vivo, sentito, personale. Sono felice di sentirlo live.
Il Loop di Pier Paolo Pasolini continua a fine pezzo fino a legarsi con il brano successivo. L’anarchia del potere sulle (s)palle della gente comune. Roberto Dell’Era, in arte Dellera.
Le storie cantate si snocciolano in fotografie sonore scattate nell’umida Milano del cantautore. Quello che emerge dai testi é una rivoluzione dell’autore stesso, nella semplicità delle situazioni più quotidiane.


Dopo Dellera c’é una pausa. A dare la buonanotte ai rivoltosi del Cox 18, ci pensa Gionata Mirai, chitarra del Teatro degli Orrori che, approfittando di questa serata di rivoluzione sociale e sentimentale, presenta il proprio progetto solista.

Gionata Mirai

Gionata Mirai

Qualche parola di presentazione, una chitarra acustica a 12 corde, e null’altro ch sè. Le dita di Gionata Mirai iniziano a cavalcare sulle corde della chitarra, é una danza omogeneea tra lui e lo strumento.
Sembra un ragno aggrovigliato sullo strumento, arrovellato su un brano che non finsce mai. Gionata Suona ininterrottamente per quasi un quarto d’ora, con temi varianti, in una continua evoluzione dove ogni tanto ritornano dei concept sonori. Allusioni, trovo scritto da qualche parte. Ne riprendo solo una piccola parte verso il finale dove ho l’impressione il tema sia cambiato.. forse é un’altro prezzo rispetto ai precedenti, ma non sono minimamente nella condizione di dirlo con certezza.
Mi ricorda vagamente il primo album di Kaki King, Everybody Loves You, solo con meno tapping.
Per salutare definitivamente il pubblico accorso un ulteriore brano, molto più breve, altrettanto interessante. é un assolo di ukulele, perché la rivoluzione non richiede necessariamente 12 corde, a volte ne bastano 4.. a volte sono addirittura meglio.


Fa uno strano effetto vedere/sentire Gionata Mirai fuori dal Teatro degli Orrori, ne emerege una personalità molto differente, più poetica, onirica, malinconica, che però lascia un impressione quasi positiva.

Gionata Mirai

Gionata Mirai

Una rinascita espressiva di cui sicuramente l’autore aveva bisogno. é una bella variazione sul tema della sua carrirera più nota.. da seguire sul disco, quando uscirà.
A fine live mi piacerebbe fare due chiacchiere con gli artisti sopra raccontati, ma il gruppo di amici con cui sono vuole tornare a casa subito.. siccome fa parecchio freddo mi aggrego a loro e rinuncio alle Black Interview. Spero ci saranno altre occasioni per fare due chicchiere con tutti loro.. dal canto mio sono ottimista.


Ballardini & Zaninello


Sabato 05 Novembre 2011,

é una settimana che non becco un buon concerto, così mi metto a spulciare tra gli eventi facebook alla ricerca di qualcosa.
Mi accorgo che Enrico Ballardini suona con Stefano Zaninello all’ARCI Cicco Simonetta, nell’omonima via..

Enrico Ballardini

Enrico Ballardini & Stefano Zaninello

Enrico Ballardini l’ho conosciuto come attore teatrale su uno spettacolo andato andato in scena presso l’AreaPergolesi dove mi era capitato di lavorare, e dove mi era piaciuto.
Stefano Zaninello é ottimo chitarrista, un amico un pelo alla lontana che sapevo suonasse ma non con Enrico… insomma questo mix mi incuriosisce e mi dirigo al Cicco Simonetta.
L’inizio del live é previsto per le h.22:00… arrivo circa tre quarti d’ora doppo.. non hanno ancora inziato. Arrivato in loco scopro che c’é da versare un’offerta di sostegno di 5 euro.. di per sé non é la fine del mondo, di solito preferisco quando cose come questa vengono scritte negli annunci di promozione degli eventi… Spero almeno siano andati ai canzonieri. Vorrà dire che andrò a bere altrove quando avrò sete.


Enrico Ballardini

Enrico Ballardini

L’ARCI Cicco Simonetta é molto piccolo, ma abbastanza pieno per l’occasione, ad occhio e croce ci saranno una cinquantina di persone..
Oggi purtroppo é il giorno più tragico dell’alluvione che ha travolto Genova, nel pomeriggio ho avuto modo di assicurarmi che l’amico Sceriffo Lobo é sopravvissuto e sta bene. Il concerto si apre con una buona versione di Creuza de ma del grandissimo Faber
Enrico Ballardini e Stefano Zaninello sono due cantautori nel senso più tradizionale del termine il concerto é tutto acustico.
Entrambi sono ottimi chitarristi, ma il perno del progetto sono i testi delle canzoni, tutte socialmente molto marcate, ma senza disdegnare incursioni più surreali e/o ironiche.


Nonostante l’impegno dei testi le liriche funzionano molto bene, stese sapientemente sono tutte distintamente riconducibili al progetto del duo, sebbene siano in parte scritte da Enrico ed in parte da Stefano.
Lo spettacolo é a tutto tondo, i due tra una canzone e l’altra intavolano piccoli momenti d’improvvisazione teatrale (direi quasi cabarettistica ma, non ho capito perché, ho avuto l’impressione che questa definizione li offenda un po’.. il cabaret di qualità secondo me é invece arte di tutto rispetto).. vero é che i riferimenti letterari hanno tutti un’altra caratura rispetto all’ordinario cabaret.. vedasi ad esempio Thérèse Raquin, dedicata al celebre personaggio di Emile Zola.


Stefano Zaninello

Stefano Zaninello

A descriverli così il duo potrebbe far pensare ad una sorta di Simon and Garfunkel del milanese, in realtà il taglio delle canzoni é abbastanza diverso e, a me, fa pensare ad altri esempi più nostrani, come ad esempio i Mercanti di Liquore, soprattutto nel periodo con Marco Paolini e, lievemente, a Gianmaria Testa.
Se vi piacciono questo genere di cose vi consiglio di non perderli nelle prossime date, loro ci tengono a segnalare il 28 novembre presso lo Spazio Luce, sempre a Milano, occasione nella quale registreranno anche un live Occhi negli Occhi.
A fine live, dopo una mezzoretta di cazzeggio li invito all consueta Black Interview, i gestori dell’ARCI Cicco Simonetta si offrono di mettermi a disposizione il palco, meglio illuminato, per la stessa… ne approfitto di buon grado. Enjoy:


Finita l’intervista mi allontano, abbastanza soddisfatto per la serata. Un po’ di amici mi aspettano all’ARCI Biko, dove é in atto una festa hip hop… ma li ci sono solo DJ quindi non ha senso che ne parli su questo Blog.
Ricordo a tutti i lettori che Burning Nights lo potete trovare anche su facebook, cliccando qui, dove potete vedere qualche video che, per ragioni di spazio, non sono riuscito ad infilare tra gli articoli del Blog..


Milano Film Festival, & The winner is the love!


Domenica 18/09/2011

é l’ultimo giorno di Milano Film Festival, arrivo verso le 16:30, vorrei andare a vedere qualche corto al Piccolo Teatro Studio ma é completamente pieno e non si riesce ad entrare, quindi aspetto con calma sul sagrato. Alle h. 17:15 dovrebbe iniziare Chico & Rita un lungo d’animazione molto atteso. La storia di Chico e Rita é la storia di tanti amori e di tanti musicisti che hanno visto sospendere le proprie vite per via della rivoluzione e per via dell’embargo tra Cuba e gli U.S.A. Il grande cinema documentaristico ha già affrontato questo argomento con Buena Vista Social Club, di Wim Wenders; Tono Errando, Javier Mariscal e Fernando Trueba colgono l’occasione di riprendere queste storie e raggrupparle in due personaggi, Chico un pianista Jazz molto dotato e la bellissima Rita, una delle migliori cantanti di Cuba, prima della rivoluzione.


Il film non si nasconde dietro a finti perbenismi e falsi rimpianti, é abbastanza esplicito sui prezzi che entrambi gli artisti pagano per il loro successo, dimostrando tuttavia come sia l’amore sia il romanticismo possano sopravvivere alle più bieche dinamiche del potere commerciale.

The Man

Cesare Basile - The Man

Le animazioni sono oneste, ma a colpire sono soprattutto gli scenari in cui vengono svolte le scene, dipinti con sapienza e sempre capaci di trasferire nello spettatore le sensazioni provate dai protagonisti. Non manca qualche clichet un po’ troppo accentuato, ma nel complesso é davvero un bel film, mi sento di consigliarlo.

Uscito dalla proiezione sul palco ha già iniziato a suonare Cesare Basile, é molto molto bravo, ma gli ho già fatto dei videobootlegs e l’intervista al MiAmi pochi mesi fa, quindi mi pare superfluo ripeterli… inoltre non ho con me il registratore. Mi fermo ad ascoltarlo, é sempre un piacere, anche se piove. Anzi… quasi quasi la pioggia é un corollario perfetto per alcuni dei suoi pezzi. La voce é ruvida come le parole, in perfetta assonanza.


Sono le 20:30 mi butto dentro allo Strehler per la tanto attesa premiazione del Milano Film Festival 2011.

The Man

Cesare Basile - The Man

Potrei farvi il listone di tutti i film premiati per ogni categoria, ma tutto sommato lo trovo sterile, e quindi se proprio vi interessa un riassuntone dei premi vi metto un link dove sono adeguatamente riassunti, clicca qui.

In ogni caso é giusto dire che, vincitore del premio del pubblico e del premio della giuria, il trionfatore del Festival é Italy: love it, or leave it di Gustav Hofer e Luca Ragazzi, una DocuFiction in cui la coppia gay dei due autori viaggia per l’Italia valutando quelli che potrebbero essere i motivi per emigrare e quelli per restare. Con questo pretesto parte il bel viaggio dei due, a bordo di una vecchia FIAT 500, orgoglio italiano, che cambia colore continuamente e gratuitamente. Il film é estremamente lineare, parte da una lista notevole di buoni motivi per togliere le tende, per poi tornare su una serie di motivi più sentimentali, fondamentalmente per tirare fuori l’amore per questo paese, praticamente l’unica ragione sensata per pensare di rimanerci.


Personalmente sono uscito dalla visione del film convinto, alla luce degli esempi, che sia meglio preparare la valigia e fuggire il prima possibile, e mi sono chiesto quanto il fatto di essere una coppia gay possa aver influito nella scelta di restare dei protagonisti… ho la sensazione che forse se potessero avere figli ci avrebbero pensato un po’ di più. Detto questo il film pur non essendo eccezionale, dal punto di vista tecnico si vede che é stato fatto con poco, ha il pregio di un’ottima post produzione e di un un ritmo/ironia assolutamente conviviali, che lo rendono estremamente godibile, alla portata di tutti. Come con gli altri film in gara visti mi voglio sbilanciare: per me é un film da 7/10, se vi capita buttateci un occhio.

Finita finalmente questa serie di reportage dal Milano Film Festival si torna agli articoli più notturni sugli eventi musicali e cinematografici milanesi.. Burning Nights! Stay Tuned!


Milano Film Festival 2011: Mercoledi, School of Rebel & Basterds


E’ mercoledi qui al festival 14/09/2011,

La mia giornata inizia alle 17 con la proiezione del documentario di Francesco Cavaliere: (R)esistenza un film che documenta l’operato dell’omonima associazione culturale che si occupa di creare laboratori nei quartieri più emarginati di Napoli, cercando di offrire ai giovani, e meno giovani, opportunità legali, in alternativa alle offerte camorristiche. Il film racconta di persone che sono riuscite ad uscire dalle dinamiche malavitose e che nonostante tutto continuano a vivere negli stessi territori. A mio modo di vedere il pregio fondamentale del film é quello di lasciare fuori il più possibile i politici dal film, é un pregio perché il fallimento di un sistema politico é evidente in ogni fotogramma del film, e sarebbe stato facile dare l’opportunità ad un qualche politico invischiato in qualcosa di farsi un po’ di pubblicità di qualsiasi tipo. Il documentario da invece molto peso al lavoro di Don. Aniello Manganiello, uno di quei preti di frontiera, che combattono la malavita sul territorio quotidianamente. Purtroppo questo sacerdote verrà trasferito dai suoi superiori, e questo non emerge dal film, dove invece viene ben marcata la figura positiva della Parrocchia. Qui potete vedere qualche immagine tratta dalla presentazione del film:


La giornata prosegue alle h.19:00 con la masterclass di Randall Poster, il Music Supervisor più famoso di Hollywood racconta qualche aneddoto del proprio lavoro, ospite d’eccezione George Drakoulias, collega di Randall e produttore discografico.

Milano Film Festival

Randall Poster at the Milano Film Festival

Randall Poster é un personaggio che praticamente si occupa di selezionare delle canzoni di altri artisti da inserire in momenti particolari di un film. A guardare la filmografia su cui ha lavorato bisogna ammettere che ha fatto dei lavori splendidi, mi sarebbe impossibile pensare ad un film di Wes Anderson senza la rispettiva colonna sonora, tuttavia mi viene anche da pensare che oltre un buon gusto ed una notevole cultura musicale il suo lavoro sia più simile a quello di un dj che a quello di un artista.. alla fine pure sulle musiche la scelta finale di solito é del regista.
George Drakoulias

Randall Poster & George Drakoulias

Nella prima serata mi butto a vedere il film australiano Mad Bastards, é un film girato con attori non protagonisti, aborigeni moderni, in un’Australia moderna. c’é la storia di un ritorno, di un ricongiungimento difficile, a tratti mi richiama Paris, Texas. Brendon Fletcher non é Wim Wenders ma il film é comunque ben riuscito, la fotografia é molto bella e fa apprezzare gli immensi paesaggi Australiani, ed anche i ritmi registici sono umani, al passo con le immagini e con le vite raccontate. per quello che ho avuto modo di vedere uno dei migliori lungometraggi di fiction selezionati per il concorso. Senza essere eccezionale é un film che si fa apprezzare. Voto: 7/10

l’ultimo film per tirare la serata é School of Rock, proiettato al Parco sempione, uno dei 5 film proiettati in rappresentanza del lavoro di Randall Poster. é un film piacevole ma personalmente non l’ho mai amato troppo forse perché é un film che non fa scoprire nulla, chiunque ami un pelo la musica ci può trovare solo una lista di evergreen che ormai sono addirittura quasi usurati. é una bella serata comunque, c’é la godiamo.


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