Milano Film Festival: venerdi, Jonathan Demmartino


é venerdi, causa mancanza di bicicletta mi sveglio maledicendo il ladro, arrivo al festival alle 17:00 giusto in tempo per buttarmi dentro allo Strehler a vedere I’m Carolyn Parker: the Good, the Mad and the Beautiful di Jonathan Demme. é un documentario sulla ricostruzione a New Orleans dopo la devastazione dell’uragano Katrina. Ad introdurre il film é Jonathan Demme in persona:


Carolyn Parker é una donna che viveva in uno dei quartieri più colpiti e che si molto prodigata per riportare la vita nel suo quartiere per evitare che le istituzioni lo dimenticassero ed abbandonassero, e per far si che tutto quello che poteva essere ricostruito lo fosse. Jonathan Demme l’ha conosciuta appean dopo l’uragano ed é tornato a trovarla più volte nel corso degli anni successivi, mostrando l’evolversi delle proprie battaglie, delle ristrutturazioni, e delle ricostruzioni.

Dimartino

Dimartino


Il Film si sviluppa tra differenti aspect ratio, ed é girato con mezzi relativamente poveri.
Personalmente sono convinto che questo si rispecchi implacabile nel risultato, dal punto di vista tecnico, il film, presta il finaco a più di una critica, pur mantenendo una struttura ed una qualità dignitosa non può essere considerato ben riuscito. Tuttavia, é anche un film che vive del proprio soggetto, l’impressione é che tutto questo film sia vero, che non ci siano stati spazi per avvicinarlo ad una docufiction, e questo sicuramente ha restituito un’onestà rara al film.


Appena uscito dalla proiezione stanno per iniziare il live del giorno, on stage c’é Dimartino con relativa band. Li avevo già schivati al MiAmi, ma mi erano piaciuti, sono contento di avere un’altra occasione per vederli live dall’inizio alla fine, quindi mi fermo a godermeli.


Dimartino con relativa band é un cantautore siciliano, che però insieme alla sua band ha scelto di travalicare le regole musicali che da anni ingabbiano il cantautorato italiano.

Piano

Dimartino - Piano

La rivoluzione é innanzi tutto musicale, e solo dopo si porta dietro le parole. La chitarra viene quasi completamente tolta, così come il charleston, la base musicale si appoggia su basso batteria e pianoforte (digitale), per poi allargarsi occasionalmente ad uno xilophono giocattolo (o così mi é sembrato), una diamonica, delle altre percussioni, chitarre e forse qualcosa che sul momento non ricordo.


Il loro disco é stato prodotto da Cesare Basile e vive di ottime collaborazioni, ma tuttavia non si sente la natura personale di Dimartino, i testi sono originali, surreali e reali, ironici e seri allo stesso tempo. Un’altalenanza perfettamente riuscita.

Drum

Dimartino - Drum


Sono un perfetto esempio di giovani, belli, bravi, BIS!
A fine live riesco ad avvicinarli abbastanza facilmente, sono molto tranquilli e gentili. Ci fermiamo a scambiare due chiacchiere e riesco a fare una Black Interview proprio dietro al palco. durante l’intervista credo di aver battutto qualche record di interruzioni da gente che, proprio in quel momento, doveva passare nel metro scarso che separava me dagli intervistati… Diciamo che fa parte del gioco.. é stato bello lo stesso. beccatevi la Black Interview:


Dopo l’intervista credo che mi piacciano ancora di più. Vedeteli, BelliBelli, BraviBravi, Bis, Bis, BIS!

Neil Young

Neil Young Life


Subito dopo li ringrazio e li saluto, quindi mi ributto dentro al Piccolo Teatro Strehler dove é appena iniziata la proiezione di Neil Young Journeys, sempre firmato da Jonathan Demme, dove il regista segue la leggenda del rock in visita ad alcuni luoghi che hanno marcato la sua infanzia. Personalmente trovo questo documentario girato molto bene, tutto in digitale, ma molto ben curato dal punto di vista fotografico. L’unica cosa che mi ha lasciato perplesso é stato il grosso sbilanciamento tra i live e le parti strettamente documentaristiche: in poche parole c’é troppo live, oltre l’80% del film é composto da live…
Neil Young

Neil Young Life

decisamente troppo rispetto al totale.. la cosa interessante secondo me sarebbe stato un bilanciamento all’opposto, se non altro perché della bellissima musica di Neil Young ci sono un sacco do live girati durante un’onorata carriera di quasi mezzo secolo. Lo stesso non si può dire della sua vita fuori dal palco.
In ogni caso se vi piace Neil Young questo documentario ve lo proporrà com’é oggi con i successi della sua carriera.
Finito questo film mi sposto un po’ al parco, con alcuni amici, vedo l’inizio di American Graffiti che però devo abbandonare subito, l’ultima metropolitana mi chiama… mi avvio maledicendo nuovamente il ladro di bicicletta.
Neil Young

Neil Young Life

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